Presentato il 6° rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia


I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.
6° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2012-2013


6° Rapporto


Continua, con la pubblicazione del 6° Rapporto di aggiornamento,  il monitoraggio - svolto dal Gruppo CRC - sull’attuazione, nel nostro Paese, della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) e dei suoi Protocolli Opzionali. Il Rapporto CRC, attraverso le raccomandazioni poste alla fine di ogni paragrafo, fornisce alle istituzioni competenti indicazioni concrete e soprattutto attuabili per promuovere un cambiamento.


Presentato il 6 giugno a Roma, il 6° rapporto denuncia che, oltre alla difficoltà cronica di mettere a sistema le politiche per l’infanzia e l’adolescenza, sono in costante diminuzione le risorse per i servizi, manca ancora la definizione dei “Livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”, previsti dalla legge 328/ 2000 e il welfare di fatto non esiste più. “Tutto il sistema pensato per garantire un welfare a misura di bambino nel nostro Paese risulta fortemente compromesso - denuncia infatti il rapporto - il biennale Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, continua ad essere adottato in maniera discontinua. L’ultimo Piano 2010-2011, non è stato finanziato e ci sono state gravi difficoltà nella sua attuazione, come emerge dal monitoraggio effettuato dall’Osservatorio Nazionale Infanzia, che costituisce una base indispensabile per la stesura del nuovo Piano. Ad oggi non vi è né un Piano né un Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza per elaborare il nuovo”.

Il gruppo CRC segnala come la mancata approvazione dei livelli essenziali di assistenza sociale previsti dalla legge 328/ 2000 aggravi di fatto le condizioni delle persone di minore età e renda inesigibili i loro diritti. “La mancata approvazione dei livelli essenziali di assistenza sociale previsto dalla legge 328/2000, al fine di garantire per i servizi un quadro di standard comuni, costituisce un’area di vulnerabilità del sistema aggravata dal progressivo intervento in autonomia da parte delle Regioni”. E ancora: “Non esistono politiche integrate e coerenti per l’infanzia e l’adolescenza, ma solo filiere indipendenti, che agiscono secondo logiche distinte, che casualmente, ad uno o un altro livello dello Stato, si incontrano e/o agiscono e danno luogo a questa o quella serie di interventi; senza programmazione, senza controllo, senza verifica complessiva”

I dati sulla povertà dei minori ci dicono, come già più volte segnalato nell’indifferenza pressoché generale, che in Italia il rischio di povertà per i minori è pari al 32,3% (contro il 28,4% degli adulti e il 24,2% dei più anziani) è infatti a rischio povertà un bambino su tre. Inoltre la povertà continua ad evidenziare profondi squilibri territoriali: risulta più diffusa nel Sud Italia, tra le famiglie numerose (con tre o più figli), soprattutto se minorenni.

Per quanto riguarda i servizi educativi all’infanzia “è preoccupante rilevare che siano distribuiti in modo assai diverso sul territorio: si registra l’esistenza di una vera e propria questione meridionale” Secondo il rapporto, per quanto riguarda la scuola, i diritti dei bambini sono ulteriormente compromessi dal fatto che in molti comuni si chiede alle famiglie una maggiore compartecipazione alla spesa del servizio. L’aumento delle rette provoca, data la durezza e profondità della crisi economica che investe le famiglie, una diminuzione delle iscrizioni.

Per quanto riguarda l’edilizia scolastica, la situazione “permane estremamente grave rispetto agli anni precedenti: i dati nazionali pubblicati dal MIUR evidenziano una situazione per nulla tranquillizzante: gli istituti scolastici in regola per quanto riguarda la certificazione di agibilità statica sarebbero il 44,2%, quelli in possesso della certificazione di agibilità igienico sanitaria il 35,4%, e quelli con la certificazione di prevenzione incendi il 28,8% del totale”.

Il rapporto lancia inoltre l’allarme sull’aumento delle cosiddette dipendenze comportamentali, tra cui quella da gioco d’azzardo. Vi si legge infatti: “Si stima che l’impennata dell’offerta di gioco d’azzardo nel corso del primo decennio del 2000, avvenuta in un regime di progressiva deregulation rispetto alla norma del codice penale che pur lo vieta espressamente, e che ha portato un fatturato complessivo del settore di 70 miliardi, di cui 9 all’erario dello Stato, abbia indotto dipendenza in almeno il 2% dei giocatori tra cui alcune migliaia di minorenni”.

Un altro fenomeno preoccupante segnalato nel rapporto è quello della pedopornografia su Internet. “In alcuni casi come testimoniano le immagini presenti in rete, gli adolescenti utilizzano ampiamente le immagini, le producono o partecipano in modo attivo alla loro produzione, sia tra di loro che con la partecipazione di soggetti adulti - si legge nel rapporto - E’ indubbio che tra questi ultimi possono celarsi anche potenziali abusanti, interessati non solamente allo scambio di materiale, ma anche alla ricerca di contatto diretto con bambini e adolescenti”. Sarebbe necessario pertanto l’acquisizione di competenze digitali adeguate, uno strumento di prevenzione essenziale, che l’Agenda Digitale Italiana e la corrispondente Agenzia incaricata della sua applicazione, dovrebbero considerare come una delle priorità, in linea con quanto avviene in sede europea, sottolineando il ruolo fondamentale svolto della scuola. “E’ importante, inoltre, investire sulla formazione degli operatori socio-sanitari, degli educatori, degli insegnanti, per introdurre nei programmi di formazione e aggiornamento elementi che consentano di conoscere meglio questi fenomeni e le loro implicazioni, sia in termini preventivi che di presa in carico delle vittime”.

Il Gruppo CRC segnala un unico dato positivo: l’operatività dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, nominato per la prima volta nel 2012 e già operante in otto regioni più le due province di Trento e Bolzano.


Articolo correlato:

Pubblicato il 5° Rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia


24 Giugno 2013